Elena Larocca, una giussanese nota come “la mamma truffatrice”, è stata condannata in primo grado dal Tribunale di Monza per truffa in concorso e falsificazione di documenti. La condanna è stata di quattro anni di reclusione, una multa e un risarcimento alle parti civili.

Tutto era iniziato nel 2017, quando un gruppo di mamme della città si erano rivolte al nostro giornale per denunciare una serie di episodi: erano state truffate da colei che consideravano un’amica, che frequentava le loro case come fosse una di famiglia. Nel giro di pochi mesi, si erano trovate le tasche alleggerite di diverse migliaia di euro.

Tra le vittime, c’è Francesca Carrieri, che ha perso più di 3000 euro e le vacanze: «Mi fidavo ciecamente, la consideravo come una sorella. Si era proposta di trovare un’auto per mio figlio, dicendo che aveva un cugino con una concessionaria, in Calabria. Le ho dato 3000 euro di anticipo e non ho mai visto nè l’auto nè i soldi. Mi ha rifilato un assegno, scoperto. Ci ho perso anche i soldi di una vacanza a Tropea».

Peggio è andata ad una commerciante della città, che gestisce un’attività di vendita di panini e bevande, raggirata abilmente, con la promessa di allargare il suo giro d’affari. «Mi aveva proposto di lavorare con una società specializzata in eventi, con la quale lei collaborava, la Best Union Company, una società molto conosciuta e affermata nella gestione di eventi e nell’attività di biglietteria – aveva raccontato – Mi aveva detto che mi poteva aiutare per degli appalti. Lei ha fatto da tramite. Attraverso una serie di mail, che poi ho scoperto essere false, eravamo arrivati a concludere l’accordo per il quale servivano 28.000 per autorizzazioni e pagamenti di occupazione. Insieme ad altri colleghi, ci siamo organizzati e abbiamo racimolato il denaro. Le ho fatto un assegno di 20.000 euro e gli altri 8000 sono stati consegnati in contanti, perché mi fidavo totalmente di lei. Peccato che poi però ho scoperto che alla Best Union company non avevano mai sentito parlare di questa signora. Ho capito quindi di essere stata fregata».

Il caso è arrivato anche in tv, con due puntate de “Le Iene” che si sono messe sulle tracce della giussanese. Dopo un blitz sotto la sua casa, l’inviata Veronica Ruggeri era tornata in città, per cercare di intervistare la donna, che si era poi rifugiata in caserma dei carabinieri di Giussano, senza però ottenere risposte.

Dopo quasi sei anni, la sentenza arrivata mercoledì 8 marzo ha portato sollievo alle famiglie giussanesi coinvolte nei “raggiri”, con le quali il giudice ha stabilito anche i relativi risarcimenti.

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